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Vitigni autoctoni, patrimonio da salvaguardareL'obiettivo principale della Feudi di San Marzano è la salvaguardia e la valorizzazione delle meravigliose uve pugliesi. A conferma di ciò, basta dare uno sguardo veloce ai vini che compongono la nostra gamma, per rendersi conto che questo obiettivo non è rimasto solo nella testa dei fondatori, ma si è tradotto in progetti concreti. Ne è un esempio brillante il progetto “Sessantanni” che mira a salvaguardare e valorizzare i vigneti vecchissimi del primitivo. Dopo anni di ricerche agronomiche, abbiamo deciso che la maniera migliore per ridare lustro a questa nobile uva, il Primitivo, era proprio un vino come il Sessantanni, ottenuto da vigneti vecchissimi ad alberello. Venite a trovarci e saremo orgogliosi di accompagnarvi nella visita della “Valle del Sessantanni”, un'estensione di oltre 10 ettari di vigneti ad alberello che abbiamo pazientemente strappato all'incuria e restituito alla loro funzione. Altro esempio di notevole evidenza è la Verdeca “SUD”, prodotto da noi fortemente voluto per smentire quanti sostenevano che la Verdeca non è in grado di esprimere vini profumati, e soprattutto che la Puglia, e il Salento in particolare, può essere una terra di vini bianchi di classe. Ultimo nato, il progetto “Liatico”, che coraggiosamente riprende la tradizione pugliese di vini rossi dolci, basati su questa uva profumata e quasi abbandonata, quale è l'Aleatico. Proprio in omaggio a questo nostro impegno a 360 gradi, teso al recupero dell'immenso patrimonio storico della viticoltura locale, ci piace ricordare, qui di seguito, qualche basilare notizia per la conoscenza delle nostre uve. Ricordiamo che la maggior parte di queste notizie è tratta dagli studi in materia dei Proff. Calò, Costacurta e Scienza. Aglianico È un vitigno a frutto rosso, particolarmente diffuso in Basilicata e, in quantità minore, in Campania, nella provincia di Avellino. Molti studiosi concordano nell'annoverarlo fra le uve di antica coltivazione nel territorio pugliese. Esso ha origini antichissime; la sua coltivazione era praticata ai primordi di Roma e concorreva in maniera prevalente nella produzione del vino Falerno, celebrato dai poeti dell'antichità classica. Questo vitigno sarebbe stato introdotto in Italia dai Greci, all'epoca della fondazione di Cuma o poco più tardi, mentre la trasformazione del nome Hellenica in Hellanica e quindi in Aglianico, deve farsi risalire alla fine del XV secolo, al tempo del dominio degli Aragonesi nel regno di Napoli. Aleatico Vitigno introdotto probabilmente dai Greci in Italia in tempi remoti e successivamente diffusosi in tutta la penisola, in particolare in Lazio e in Puglia. In certe zone della Toscana, dove esiste anche un Aleatico a bacca bianca, esso è chiamato con il nome di Liatico o Liatica . Autorevoli studiosi lo considerano come una mutazione del Moscato. Il corrispondente vitigno greco, coltivato a Creta, é invece a sapore neutro. Il nome può derivare da luglio ( iouliatico in greco), mese della sua maturazione. Malvasia Nera del Salento Questo nome corrisponde in realtà ad un vasto insieme di varietà. È con molte probabilità di origini antichissime, originario della Grecia e delle Isole Egee, diffuso oggi nella maggior parte dei Paesi mediterranei, nell'isola di Madera, nell'Africa del Sud ed in California, anche se soprattutto nella sua variante a bacca bianca. Negli ultimi anni, gli studiosi dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura con sede a Turi hanno riscontrato come le due malvasie nere conosciute nel territorio salentino, ossia quella di Lecce e quella di Brindisi, siano in realtà la stessa varietà. La malvasia nera di Brindisi. non dovrebbe appartenere alle Malvasie di origine orientale. Ha sapore semplice o leggermente aromatico, a seconda della produzione/ceppo e della maturità delle uve. Negroamaro È un vitigno a bacca nera di origini incerte. Forse è stato introdotto dai Greci nella zona ionica. Il nome deriva dal termine dialettale “ niuru maru ”, dovuto al caratteristico colore nero del frutto e alla ricchezza di tannini che conferiscono un sapore amaro al vino; o forse da “ nero mavro ” per sottolineare il carattere nero della buccia. La sua massima diffusione si ha nel leccese, nel brindisino e nella provincia di Taranto dove viene accorpato alla Malvasia nera o al Montepulciano per produrre eleganti rossi e rosati. Qui a San Marzano prediligiamo la variante precoce di questo vitigno, che presenta un anticipo marcato nel periodo di maturazione, circa 20 giorni. La fase di maturazione anticipata attenua il rischio di muffe. É conosciuto con molti altri sinonimi fra cui Nicra Amaro , Abruzzese , Uva Cane , Arbese , Albese , Nero Leccese , Ionico , Mangiaverde . È una delle uve a bacca nera più coltivate in Italia. Primitivo Il termine “Primitivo” deriva dal latino Primativus e vuole riferirsi alla maturazione precoce di questo vitigno che avviene tra la metà di agosto ed i primi di settembre, due settimane prima rispetto alle altre uve della Puglia. Ancora oggi esistono molte incertezze sulle sue origini. Le prime notizie storicamente documentate su questo vitigno testimoniano che esso fu oggetto di coltivazione su una vasta area di territori pugliesi nel XVII secolo ad opera dei monaci Benedettini ed in particolare a Gioia del Colle, un centinaio di chilometri a nord di Manduria. Verso la fine dell'Ottocento, questa nobile uva seguì la sorte di una nobildonna di Altamura che, andando in sposa a un nobile salentino, gli portò in dote alcune barbatelle. In queste nuove contrade, l'attuale territorio della d.o.c.”Primitivo di Manduria”, il Primitivo trovò il suo habitat ideale. Va citata, come curiosità, la vicenda “Primitivo-Zinfandel”. La sinonimia con lo Zinfandel fu scoperta casualmente nel 1967, quando un professore californiano in visita in Puglia, assaggiando del vino Primitivo, affermò che gli ricordava molto lo Zinfandel. Studi ampelografici, e più recentemente l'analisi del DNA, hanno confermato la corrispondenza Zinfandel-Primitivo. Non essendo note altre aree d'Europa dove questo vitigno fosse coltivato, veniva spontaneo pensare che in qualche modo esso fosse giunto in America provenendo proprio dalla Puglia. Ma non pare così, come ha confermato una ricerca condotta da un gruppo di ricercatori croati e californiani. Proprio nel gruppo di questi vitigni ormai quasi scomparsi è stato identificato due anni or sono un sinonimo dello Zinfandel-Primitivo, chiamato localmente Crljenak , presente alquanto sporadicamente nei vigneti attorno alla città di Kastela presso Spalato. È probabile che sia dunque da qui che, attraverso la collezione austro-ungarica di Vienna, lo Zinfandel iniziò la sua avventura americana. |