Storia enoica

Da quando la vite ha attecchito nella terra rossa, argillosa e calcarea del Salento, sono trascorsi diversi millenni, e in questo periodo l'uomo ha imparato a coltivare questa pianta, diffondendola in tutto il territorio della Magna Grecia.

Da allora in questa regione, chiamata dai Greci Enotria (terra del vino), l'evoluzione della viticoltura e l'arte della vinificazione non si sono più arrestate, intrecciandosi indissolubilmente con le vicende degli uomini che in questa terra hanno vissuto.

Il Salento si presenta come un vasto territorio, abbastanza omogeneo da un punto di vista geoclimatico e molto complesso invece da un punto di vista storico. Esso é composto da tre province dalla personalità distinta: Brindisi, capolinea dell'Appia, con i suoi paesaggi bianchi e il suo sentirsi aperta verso l'Oriente fin dai tempi dell'antica Roma; Lecce, elegante città dall'architettura e dall'arte barocca; Taranto con la sua tradizione marinara. Il Salento, bagnato da due mari (lo Ionio e l'Adriatico), battuto da infiniti venti, al centro di quella parte del Mediterraneo da cui si é irradiata la civiltà greco-orientale, é stato nei millenni crocevia di razze, culture, religioni, interessi commerciali.

Anche la bevanda sacra degli dei ha risentito inevitabilmente di un tale fermento, di questa mescolanza e di questi incontri tra popoli diversi. Le prime testimonianze storiche riferiscono dell'esistenza della coltivazione della vite a partire dal VIII sec. a.C., nei territori a sud della penisola. Il vino, importato in origine dai coloni Greci, trovò nella nostra terra la naturale collocazione in cui svilupparsi ed esprimersi al meglio. Dalla Grecia arrivò una delle tecniche colturali più affascinanti ed intrinsecamente atte alla qualità: l'alberello (di cui parla già Senofonte nel IV sec. a.C.) che era da considerarsi una “modernizzazione” rispetto alla vite strisciante di modello caucasico.

La leggenda narra che la fondazione di molte delle più antiche città della Magna Grecia avvenne proprio con il favore di Dioniso, dio del vino. Ci fu poi l'avvento degli Etruschi originari dell'Asia orientale, intorno al 1000 a.C., che diedero avvio all' espansione della viticoltura verso le regioni settentrionali della penisola. Dopo di loro i Romani si fecero portatori della diffusione della coltura della vite nelle molteplici province del loro impero. Come i loro predecessori ellenici, essi mantennero un legame diretto con il vino e la sua sacralità, sempre legata al culto di Dioniso, rinominato Bacco, dio della vendemmia, del vino, dell'ebbrezza e della sensualità.

Nell'antichità la Puglia era la cantina dell'impero romano e la leggenda altresì vuole che, proprio nel territorio ionico-salentino, in particolare a Brindisi, durante il periodo delle spedizioni romane e delle crociate, i soldati in partenza erano salutati con pranzi beneaguranti, affinché potessero tornare vittoriosi; da qui la tradizione di fare un “brindisi”di buon augurio. Le tecniche vitivinicole conobbero in quei secoli notevole sviluppo e profondi mutamenti: a differenza dei Greci, che conservavano il vino in anfore di terracotta, i Romani cominciarono a utilizzare barili in legno (le prime barriques) e bottiglie di vetro, introducendo il concetto di “annata”, di “invecchiamento” e di “microzona”, vale a dire un'area con clima specifico nella quale produrre vino di qualità,

Con la caduta dell'Impero Romano, lo sfacelo politico e le scorribande barbariche, la cultura viticola, che implicava un più stabile controllo del territorio e una maggiore specializzazione nella manodopera, venne quasi completamente abbandonata, a favore della birra e del sidro. Le campagne, devastate e saccheggiate, venivano abbandonate dai contadini. La viticoltura divenne prerogativa dei monaci benedettini che, all'interno dei propri monasteri, la preservarono e la praticarono con perizia.

Protetti in piccole oasi di pace, da alte mura di cinta, i monaci continuarono, con tenace laboriosità, a produrre il nettare di Dio, cominciando ad occuparsi in maniera approfondita della componente geologica, ossia rivolsero la loro indagine a quelle caratteristiche che rendevano una determinata zona più atta di altre alla vitivinicoltura ( cru ). Per arrivare alla storia recente, uno dei vitigni principe che ha legato indissolubilmente la propria storia al territorio salentino, il Primitivo, fu scoperto e preservato, alla fine del 700, nel lembo di terra che va da Gioia del Colle a Manduria

Tale vitigno sembrava davvero a proprio agio nelle terre rosse dell'agro di Gioia, al punto da dare un vino tanto strutturato e di vigore quanto precoce nella sua maturazione (da qui il nome “Primitivo”), che da quel momento in poi é stato uno degli emblemi enologici di questa terra. Gli ultimi secoli della nostra era sono stati testimoni di uno sviluppo straordinario delle tecniche vitivinicole.

L'arrivo di nuovi alimenti, la cioccolata dall'America, il tè dalla Cina, il caffè dall'Arabia e la diffusione di birra e distillati nel XVII sec., restrinsero il campo al dominio incontrastato del vino, che perse il primato di unica bevanda sicura e conservabile. Tutto ciò non ebbe solo dei riflessi negativi, ma al contrario spinse i produttori a cercare la strada maestra che porta alla migliore qualità per fronteggiare l'avvento dei nuovi arrivati. Altresì l'evoluzione tecnologica nella lavorazione del vetro rese più facile la realizzazione di bottiglie adatte e la scoperta del sughero condusse a condizioni di conservazione ideali.

Nel corso del XIX secolo assistiamo al momento più alto di un tenace lavoro volto alla ricerca della qualità vitivinicola; ma di lì a poco, prima della fine del secolo, si abbatté con veemenza distruttiva il grande flagello della “fillossera”, un parassita che colpì le radici della vite europea. Quasi tutti i vigneti andarono distrutti o furono danneggiati sensibilmente. La soluzione, non certo indolore, fu quella di ripartire da zero, innestando la vite europea sulla radice americana, immune alla fillossera.

Negli ultimi anni venti, si assiste in Puglia a un vero e proprio rinascimento della vitivinicoltura. Tante nuove Cantine stanno nascendo e i vecchi marchi storici investono per essere al passo con i veloci ritmi del mercato. In questo variegato panorama in fermento, si distingue l'attività della Feudi di San Marzano, che nel giro di pochi anni si è imposta come leader del territorio.